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14
agosto 2000. Aosta Cabane Bagnoud di Panossière
Partiamo
alle otto da Aosta, passiamo il Colle del Gran San Bernardo e, da Verbier,
risaliamo la Val de Bagnes in direzione Fionnay, Mauvoisin.
Deviamo
sulla destra molto prima di Fionnay in direzione Le Chable, Lourtier dove la
Cabane Brunet, nostro primo riferimento, è segnalata sin dal fondo
valle.
Su
suggerimento della nostra guida, che incontreremo alla Cabane de Panossière
abbiamo scelto il percorso dalla Cabane Brunet che ci è stato descritto come più
vario e panoramico rispetto a quello tradizionale da Fionnay.
Questa
scelta comporta però un tratto di discesa dal Col des Avouillons e
l’attraversamento in piano del ghiacciaio di Corbassière largo circa un
chilometro.
Il
percorso automobilistico è prima su strada asfaltata, poi per sterrato in
ottime condizioni, agevolmente percorribile anche con vetture normali.
La
Cabane Brunet (2100m) si presenta come una bella costruzione alpina, inserita in
un pittoresco ambiente
di rocce e pascolo molto verde.
Lasciamo
la vettura qualche centinaio di metri oltre la Cabane, dove c'è uno spiazzo
adibito a parcheggio.
Alle
10 e 30 ci avviamo verso sud-est sulla strada poderale che sale a tornanti,
evitabili in alcuni punti con tracce di sentiero, e raggiungiamo in breve
l’alpeggio Ecuries de Sery.
Qui,
a sinistra della strada, inizia il sentiero che scende verso il torrente e si
avvia verso una gola.
Siamo
subito colpiti dal pittoresco
Petit Combin che domina la valle col suo grande ghiacciaio e costituisce
uno sfondo ideale per gli appassionati di fotografia.
Dopo
un grande pianoro sassoso e
l’attraversamento del
torrente
su di un ponte in legno, il sentiero prende rapidamente quota e, fra
massi e pascolo, sale a lungo verso est, nel vallone che conduce all'aereo Col
des Avouillons .
Il
panorama, che al colle si presenta all'improvviso, è stupefacente per la
grandiosità.
La
vista di una parte del Grand Combin ci dà finalmente ragione dell'appellativo
Petit dato alla
montagna ammirata in precedenza.
Il
ghiacciaio di Corbassière, che passa sotto il colle e risale per chilometri
verso il Grand Combin, è una immensa colata di ghiacci crepacciati e seraccati,
alquanto annerita nella parte bassa e molto bianca nelle zone mediane e alte per
via delle nevicate della settimana scorsa.
Il
colle si trova all'incirca alla medesima quota del rifugio della Panossière
(2650m), ma, per giungervi, occorre scendere di circa 150m fino al ghiacciaio,
attraversarlo e risalire la morena opposta.
L’attraversamento
del pianeggiante ghiacciaio, largo circa un chilometro, non richiede l’uso di
corda e ramponi
e non presenta alcuna difficoltà a patto di seguire diligentemente i
grandi tripodi di segnalazione.
Arriviamo
alla Cabane Bagnoud de Panossière (2660m) alle 13 e 30 circa.
Il
rifugio, di propriertà del Club Alpino Svizzero, è molto moderno, essendo
stato costruito cinque anni fa, ed è un pò più a valle della vecchia cabane,
completamente distrutta da una valanga.
Alcuni
ruderi sono ancora visibili nelle vicinanze.
Il
rifugio dispone di circa 100 posti letto in belle camere
e camerate, situate al primo piano.
Al
piano terra, oltre all'usuale ingresso spogliatoio, si trova una grande sala
refettorio con luminose finestre e angolo cucina a vista.
Notevole
la grossa stufa in pietra con appendiabiti per l'asciugatura degli indumenti.
Al
piano interrato sono ubicati i servizi igienici, belli e ben tenuti.
Da
apprezzare il fatto che siano all’interno e che, al mattino, non siano
necessarie fresche passeggiatine.
Da
notare il sistema delle scale a pioli di emergenza incendio, ripiegate sul muro
in prossimità delle finestre, e facilmente dispiegabili.
L'energia
elettrica è di sola fonte fotovoltaica e non è abbondante.
Nelle
camere la luce viene tolta alle 21,
mentre è sempre disponibile nei corridoi e servizi, dove è attivata da
sensori elettronici di presenza.
Non
è disponibile acqua calda.
L'acqua
da bere è prelevabile solo nei servizi igienici o in cucina non essendo
presente una fontana all'esterno.
Ai
soci CAI viene praticato uno sconto sul pernottamento di circa il 10%.
Con
supplemento (5F al litro!!! ben 6500 lirette!!!) si può avere del the caldo al
momento della partenza e, state certi, che sarà contato un litro anche se avete
un thermos da un quarto.
Dal
rifugio è ben visibile il Grand Combin, ma larga parte del percorso di domani,
attorno al Combin de Boveire e sul Plateau des Maisons Blanches, rimane
nascosta, dando l'impressione che l'ascensione sia più breve degli oltre dieci
chilometri reali.
Il
colosso appare comunque alto,
non lasciando dubbi sul
dislivello da salire.
Con
riferimento a quanto descritto a pag.260 da "La Guida dei Monti
d'Italia", la via nord scelta dalla nostra guida Marc risulta essere, nella
parte ripida mediana, intermedia tra quella detta "via normale per il
corridor"(209i) e la via detta "nord-nord-ovest"(209h).
Passa,
in modo più diretto, a destra e con ben maggiore inclinazione del famoso
corridor, ma, a detta della guida, non sarebbe esposta a caduta di seracchi,
anche se, nella parte sommitale, se ne vedono di considerevoli.
Ancora
a destra del nostro percorso c'è l'altra via classica, detta nord-nord-ovest,
che nella parte superiore appare ancora più ripida.
Le
considerazioni sul più o meno ripido sono ovviamente legate alle capacità
tecniche di ciascuno.
Dette
capacità, che nel nostro caso sono alquanto modeste, ci fanno giudicare ripido
questo tratto di circa 450m di dislivello con pendenza dai 35 ai 45 gradi e con
un breve tratto finale di 70 gradi.
La
nostra guida ci dice che è bene non lasciarsi attrarre dalla facilità di
salita del corridor che appare come il passaggio più intuitivo e semplice per
portarsi in quota, ma impone la permanenza di quasi due ore sotto il tiro dei
grandi seracchi visibilmente instabili.
Ciò
conferma quanto si legge sulla “Guida dei Monti d'Italia: "Il Corridor….
costituisce, in ogni stagione e in ogni ora, un serio pericolo: numerosi
alpinisti e sciatori sono stati travolti in questo tratto dalla caduta di
seracchi."
Mentre
mangiamo ci godiamo il vastissimo panorama glaciale e seguiamo con il binocolo
l’unica cordata di oggi
che arriva in vetta verso le 14 e 30, ma la distanza è tale che,
nonostante la potenza del binocolo, riusciamo a mala pena a distinguere dei
puntini scuri.
Ciò
non fa che confermare la grande dimensione della montagna.
15
agosto 2000 Cabane Bagnoud - Grand Combin
L'imponente
guida Marc da la sveglia alle 2 e 30
in modo assai energico.
L'ascensione
inizia alle 3 e 30 con una spettacolare luna piena che fa apparire lo scenario
ancora più vasto e misterioso.
Ci
avviamo, in fila indiana, con le frontali accese come minatori, lungo la morena
in direzione sud per circa cinquecento metri, poi
scendiamo sul ghiacciaio immenso.
Lo
attraversiamo verso sud ovest, in leggera salita, in direzione delle rocce del
Combin de Boveire, nere e rese ancor più austere dalla notte e dalla luna.
Giriamo
prudenzialmente alla larga dai crepacci più grossi e ne saltiamo parecchi di
piccole dimensioni, larghi poco più di un passo, accompagnati dallo scrocchiare
del ghiaccio sotto i nostri scarponi.
Per
portarci sul lato sinistro orografico del ghiacciaio non usiamo i ramponi e
procediamo slegati trotterellando dietro alla guida.
Dopo
oltre mezz'ora arriviamo sull’altro lato del ghiacciaio e cominciamo a
risalire un tratto misto ghiaccio-morena nei pressi di
crepacci di dimensioni considerevoli.
Ci
mettiamo i ramponi e ci leghiamo ma procediamo con i bastoncini.
Con
piccole soste, ottimamente gestite dalla guida, la salita prosegue su ghiaccio e
sfasciumi alla luce delle lampade frontali e della luna
che proietta le lunghe ombre scure delle montagne circostanti sul
ghiacciaio ed evidenzia gli squarci neri dei crepacci.
Dopo
circa tre ore dalla partenza, le prime luci dell'alba fanno capolino a est e,
poco dopo, le vette più alte cominciano ad illuminarsi di rosa.
Abbiamo
costeggiato, girando verso ovest, il Combin de Boveire e siamo ormai
nell'immenso Plateau des Maisons Blanches.
Ci
dirigiamo, in ampia rotazione a sinistra, verso est, e saliamo al Plateau du Déjeuner
(3500m)
da
dove vediamo il Col e il Combin du Meitin, poco più alti di noi.
Sono
circa le otto, fin qui abbiamo impiegato
4 ore e 30 e siamo saliti di 900 metri rispetto al rifugio.
Lasciamo
le frontali e i bastoncini in una nicchia scavata nella neve ghiacciata, in modo
che il vento non li possa disperdere.
Approfittiamo
della sosta per bere
un po’ di the caldo e per mangiare qualcosa di energetico.
La
pendenza aumenta a trenta gradi e, dopo aver superato sulla destra una fila di
roccette affioranti, il tracciato si raccorda ai quaranta gradi e oltre.
Saliamo
legati mantenendo parte della corda arrotolata in mano per restare più vicini,
vedere bene dove la guida ha messo
i piedi ed essere quindi più sicuri e veloci.
Questo
tratto, come valutato ieri a distanza, si conferma lungo oltre che ripido.
Conduce
da 3500 a 4000 metri e, nell'ultimo terzo, richiede di utilizzare spesso la
becca della piccozza invece di piantare il manico.
Nell'ultimo
tratto di una trentina di metri la pendenza sale oltre i 45 gradi e il pendio
termina bruscamente sotto un incombente seracco, alto una quindicina di metri,
che sbarra il percorso come un muro e presenta un canalino di ghiaccio vivo,
obliquo e ripido.
Formiamo
una sosta con le piccozze nella neve gelata per far sicurezza alla guida che,
dopo averci rassicurati sulle ottimali condizioni del ghiaccio, si innalza nel
seracco.
Poco
dopo la guida, con evidente sicurezza e perizia tecnica, scompare sopra di noi e
la sua presenza è rivelata solo dal rumore della piccozza e da una
pioggia di pezzetti di
ghiaccio che ci arrivano addosso.
Ho
così qualche minuto per allargare lo sguardo e assaporare il panorama di
gelo e aguzze guglie sempre più illuminate dal sole.
Il
nostro percorso, essendo sul lato nord, è all’ombra e ciò accentua
maggiormente il senso di luminosità che i picchi circostanti, già toccati dal
sole, emanano.
Da
un seracco, al nostro fianco sinistro si
stacca, con rumore di vetri rotti, un frammento di ghiaccio che si
sbriciola e scivola lontano, lungo il pendio gelato, a lato della nostra
traccia.
Non
posso fare a meno di lanciare un’occhiata al grosso seracco che è li,
sporgente, sopra di noi,
con un pennacchio di neve alzata dal vento nel cielo blu e che per noi
rappresenta il segnale indicatore dei 4000m.
La
guida, a noi invisibile, avvita un chiodo da ghiaccio per farci sicurezza e, a
turno saliamo.
Questo
breve tratto è l’unico in cui si devono usare i ramponi di punta e la
piccozza in trazione.
Una
maggiore preparazione tecnica ci avrebbe consentito di superare questo tratto,
come del resto ha fatto la guida, senza necessità di chiodi.
Marc
tuttavia, per ovvi motivi di responsabilità nei nostri confronti, non ha
sottovalutato l’esposizione
di questo punto e la considerevole lunghezza del ripido pendio ghiacciato
sottostante e ha preferito mettere il chiodo.
Alle
9 e 30 usciamo
finalmente nel sole, sul grande piano inclinato sommitale dove il vento,
finora smorzato dal pendio, ci accoglie in modo deciso pungendoci il viso con
scintillanti cristallini di ghiaccio.
In
considerazione dell’ora e della quota, la temperatura, pur se sotto lo zero,
può considerarsi mite.
Il
panorama è vastissimo e il cielo blu del mattino rende tutto limpido e perfetto
ma la fatica comincia a farsi sentire e mancano ancora oltre 300m di dislivello.
Ci
concediamo un’altro bicchiere di the e un po’ di cibo.
Potremmo
dirigerci verso la vetta in linea retta ma la guida ci dice che sarebbe un
dispendio di energie eccessivo anche in considerazione del lungo rientro che ci
aspetta.
Si
avvia perciò in direzione del Combin de Valsorey, quindi con largo giro si
raccorda al crestone nevoso orlato di grandi cornici che si protendono verso la
Valle d’Aosta e ci fa risalire, per gobboni successivi e con minore pendenza,
fino in vetta.
Ore
11 circa, l'antennina telefonica con pannelli solari, che vedevamo ieri come un
puntino nero con il binocolo, ci dice che, dopo quasi 8 ore di salita, questo
ennesimo gobbone non è più l'anticima dell'anticima dell'anticima ma è
proprio il punto più alto.
Foto
di rito, risate, battute, mezz'ora scarsa di panorami meravigliosi a tutto tondo
ed è già ora di scendere.
Per
ritornare non facciamo il giro della cresta fatto in salita, ma andiamo dritti
al seracco che discendiamo a ritroso, sempre con la sicurezza del chiodo da
ghiaccio.
Discendiamo
il lungo tratto ripido con cautela dato che la superficie si è un po’
rammollita e il rampone tende a formare un pò di zoccolo.
Recuperiamo
frontali e bastoncini e giù per interminabili pianori
e discese rese accecanti dal sole del primo pomeriggio.
Il
ritorno è veramente eterno e non sembra vero di aver fatto tutto quel cammino
durante la notte e la mattina.
Con
la superficie rammollita
e il passo leggermente instabile che ne deriva, i bastoncini sono una
benedizione.
Un
lungo ultimo tratto di sfasciumi e l’attraversamento del ghiacciaio ci
riconducono, dopo
5 ore, al rifugio che raggiungiamo alle 16 e 30.
Pensavamo
di poter scendere più rapidamente ma il percorso è veramente molto lungo.
Vista
l’ora e la prospettiva di risalire il Col des Avouillons, che sembra guardarci
con aria di sfida dall’altro versante del ghiacciaio, decidiamo di non
strafare e di passare ancora una notte al rifugio.
Dopo
tutto è ferragosto!
Rientriamo
alla Cabane Brunet e poi
ad Aosta il mattino successivo.
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