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MONT BLANC DU TACUL 4248 m e POINTE LACHENAL 3613 m 12 e 13 agosto 2002
Partenza: Chamonix Base: rifugio Les Cosmiques al Col du Midi 3613 m Tempo di salita: Punta Lachenal 1h e 30' Mont Blanc du Tacul 2 h e 45'
Arriviamo a Chamonix di primo mattino, posteggiamo la vettura nel grande parcheggio a pagamento della funivia dell'Aiguille du Midi. L'affollamento è già notevole ma l'organizzazione è buona e la grande coda di persone in attesa è ben distribuita e senza ressa. Le biglietterie sono numerose e ad ogni biglietto è assegnato in anticipo il numero della corsa. In questo modo non ci sono discussioni o spintoni per arrivare alle cabine in quanto chi fosse più avanti del suo turno viene fatto attendere in favore di chi ha diritto di salire. In due tronconi la funivia (foto1) ci porta all'Aiguitte du Midi, un picco di 3842 m che sovrasta Chamonix. L'impatto con il Monte Bianco è emozionante e incute da subito profondo rispetto. La vertiginosa parete nord dell'Aiguille du Midi, gelata e all'ombra, sfiorata dalla cabina ci comunica fin d'ora che ci stiamo inoltrando in un ambiente particolarmente duro nonostante sia piena estate. Sbarchiamo nell'aerea stazione di monte e anche l'impatto con l'aria è forte: poco fa eravamo in una città in pieno clima estivo, con persone in maglietta e calzoncini corti, ed ora, con la temperatura ben sotto lo zero, constatiamo di botto che il vestiario pesante che in basso ci sembrava una condanna, è appena sufficiente., Il tempo è buono ma il vento è piuttosto forte e i turisti che escono sulla terrazza panoramica si ritirano dopo pochi minuti. Nutro qualche apprensione per il primo aereo tratto (foto 2 e 3) che dovremo percorrere in discesa per raggiungere il rifugio dei Cosmiques ma la calma olimpica della nostra guida, Danilo, mi dice che non c'è nulla di cui preoccuparsi. Ci prepariamo nella grotta di ghiaccio che da accesso alla cresta quindi usciamo in una luce abbagliante ed iniziamo a scendere con i lati del cappuccio della giacca a vento che sbattono come bandiere. La cresta è stretta ma non così come appariva dal terrazzo e ci consente anche, a tratti, di ammirare un panorama stupendo sulle Grandes Jorasses e il Dente del Gigante. Solo il vento sembra rinforzare e di tanto in tanto ci costringe a fermarci e ad acquattarci. Il tratto di cresta è breve e in circa dieci minuti raggiungiamo zone meno aeree e con un ampia rotazione in senso orario arriviamo al rifugio (foto 4 e 5). La neve fresca caduta nei giorni scorsi è parecchia e la marcia è stata più faticosa del previsto. Abbiamo di fronte molte ore di luce e la guida Danilo, dopo la sistemazione in rifugio ci propone un "giretto nei dintorni". Accettiamo con entusiasmo e ci dirigiamo verso sud sull'amplissima sella del Col du Midi e la parete nord del Tacul ci appare in tutta la sua immensità (foto 6). Rimango stupito e ammirato dal numero di tende che è stato allestito al riparo di muretti di neve nel grande pianoro glaciale spazzato dal vento. Finora la meta che abbiamo in testa è il Monte Bianco ma questa grande quantità di neve fresca e la difficoltà di procedere, sprofondando fino alle ginocchia, comincia a far nascere qualche dubbio. In circa un'ora e mezza, con il vento sempre forte, raggiungiamo (foto 7) la Punta Lachenal sul versante nordovest del Tacul che ci sovrasta in controluce (foto 8). Questa cima di altezza considerevole (3613 m), sembra un nano in questo ambiente. Il panorama è comunque superbo. Rientriamo
al rifugio e Danilo ci propone di fare, prima di cena, il primo tratto
della Arrête Saliamo coi ramponi, vista la gran quantità di neve sulle rocce, e ci fermiamo dove la guida dice che c'è un passaggio attrezzato più difficile. Decidiamo di non strafare e torniamo al rifugio dove ceniamo: il rifugio è sprovvisto di acqua potabile e quella in bottiglia viene venduta come vino d'annata. La mezza pensione è piuttosto cara se raffrontata alla media dei rifugi, ma, si sà, il Bianco è il Bianco. La nostra guida osserva a lungo il Tacul con il binocolo poi si consulta con altre guide francesi presenti coi loro clienti al rifugio. Senza incertezze decidono che domani il Bianco non si potrà fare e infatti nessuno, tranne una cordata di americani, si alzerà a mezzanotte per partire. Non ci è dato sapere se siano saliti o abbiano rinunciato per strada. Domani si potrà tentare di andare al Tacul. Prima di coricarci nelle belle e confortevoli camerate, salutiamo ancora la nostra montagna che si colora nelle ultime luci del giorno (foto 10). Il vento rinforza e, di tanto in tanto, tutto il rifugio è percorso da vibrazioni: il pensiero non può che andare ai coraggiosi nelle tende. Ci alziamo verso le cinque, facciamo colazione e ci prepariamo constatando con piacere che il vento è cessato e il cielo è limpidissimo. Scendiamo e attraversiamo il Col du Midi e il sorgere del sole ci trova sui primi pendii del Tacul (fot 11). Siamo probabilmente la prima cordata partita e, nonostante la traccia degli americani, la neve è soffice e il passo faticoso. Altre cordate seguono, ma, nonostante noi ci fermiamo a fotografare, non sembra abbiano la smania di superarci. Il tracciato sale con tornanti e traversi senza difficoltà tecniche di rilievo con una magnifica vista sull'Aiguille e il Col du Midi (foto12). Man mano che ci innalziamo, fantastici seracchi ci circondano e la vista spazia verso la Francia (foto 13, 14, 15). Raggiungiamo il Col Maudit a 4035 m e la vista si apre sul Mon Maudit e sul ripido costone che porta al Col du Mont Maudit (foto 16). Non ci sembra di vedere tracce di passaggio ma la distanza è grande e non siamo sicuri. Riprendiamo il cammino lungo l'ampio gobbone e raggiungiamo la cima su di un ultimo tratto più ripido con roccette affioranti (foto 17 e 18) dove una sopraggiunta cordata di spagnoli ci immortala (foto 19). Nella bella giornata di sole, il panorama è veramente gratificante e siamo felici di essere qui. L'ambiente è veramente vastissimo e molto severo. Un paio di valanghe si staccano sul versante ovest del Bianco, sotto il Colle della Brenva, e alcui sbuffi di neve si notano di tanto in tanto sul versante nord del Mont Maudit confortandoci sulla serietà della decisione delle guide. Un'ultimo sguardo al Monte Bianco e siamo sulla via di discesa. La neve si è rammollita e nella parte più bassa è una vera granita. Ritorniamo al rifugio dove facciamo uno spuntino quindi, nel calore estivo del pomeriggio, risaliamo la cresta che porta alla funivia. Se avessimo fatto il Bianco credo che questi 200 metri di dislivello supplementari sarebbero stati veramente difficili da superare. Nel tratto aereo prima della stazione della funivia, Danilo devia sul ripido versante della cresta, verso Chamonix, e ci regala un'ultimo emozionante passaggio.
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