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TESTA DEL RUTOR 3454 m 13 e 14 luglio 2005 Località
di partenza : La Joux, La Thuile (1700 m) Primo
giorno: Rifugio Deffeyes (2494 m) Tempo:
2 ore e 30'
Dislivello:
800 m. Secondo
giorno: Testa del Rutor (3454 m) Tempo:
4 ore
Dislivello:
960 m. Note
: ramponi, picozza, imbragatura, corda, ghette,
bastoncini. I
bastoncini sono utili per gran parte della gita.
Arrivati a La Thuile, attraversiamo
il paese e raggiungiamo La Joux dove sono disponibili ampi parcheggi a
terrazza e un bar ristorante. Nei pressi di una piccola costruzione di legno prima del bar, troviamo le indicazioni gialle dell'alta via 2 per il Rifugio Deffeyes. Imbocchiamo
il sentiero che in saliscendi porta al ponte sul torrente, si inoltra
nella pineta e risale la destra orografica del vallone. In breve, in un magnifico bosco, giungiamo alla prima cascata molto spettacolare e fragorosa. Passiamo nei pressi dell'alpeggio Parlet e, dai diagonali e tornanti che seguono, possiamo ammirare uno spettacolare getto d'acqua (foto 2) che il torrente genera in questo periodo di forte scioglimento dei ghiacci. Dopo
un tratto dolce lungo il corso d'acqua, ci innalziamo rapidamente e
raggiungiamo le deviazioni delle seconda e terza cascata del Rutor (da
visitare con attenzione se in compagnia di bambini). Poco
oltre la terza cascata si stacca a destra la deviazione per il vallone e i laghi
di Belle Combe. Con un tratto alquanto ripido giungiamo ad un dosso roccioso che da accesso ad un pittoresco pianoro dove è situato il bell'Alpage du Glacier e un laghetto (foto 3). La
salita, causa gli zaini pesanti e l’ora pomeridiana , ha richiesto un tributo co Una serie di tornanti ci porta, in un'ora circa, alla sommità dell'erto bastione che sovrasta il pianoro dell'Alpage du Glacier e, finalmente, giungiamo al Deffeyes. La maestosa Grande Assaly e il Ghiacciaio del Rutor ci accolgono e il Rifugio ci riserva, come al solito, un’ottima accoglienza.(foto 4 e 5) La
costruzione, oltre ad essere molto confortevole in quanto dispone di
corrente elettrica, generata da una turbina, e di acqua calda generata
da pannelli solari, è dotata di un sofisticato impianto di
trattamento delle acque di scarico che vengono purificate prima
dell'immissione nel lago sottostante La
turbina è di potenza sufficiente a garantire anche un discreto livello
di riscaldamento. Testa del Rutor Alle quattro e trenta sveglia! L'ora antelecuana è consigliata dal fatto che le giornate sono calde e può rannuvolare rapidamente togliendo il gusto di un bel panorama dalla vetta. Inoltre
la superficie del ghiacciaio inizierà a rammollirsi a metà mattinata La
notte, limpida, con una stellata di quelle che si possono vedere solo in
quota, fa ben sperare per una di quelle giornate dove la crema solare si
spalma a chili. Colazione
veloce, imbragatura, ultimi preparativi, poi giù
verso il ponticello che attraversa il torrente. Indossiamo l'imbragatura al rifugio per evitare di avere problemi di vestizione al freddo sul ghiacciaio. Aggiriamo
alcuni laghetti glaciali nei quali si
specchia la Grande Assaly (foto 7) e giungiamo sul dosso di una grande morena dalla
quale si ha la prima vista ravvicinata del fronte del ghiacciaio. Il tracciato scende sul versante opposto della morena e in un grande anfiteatro e ci porta sul lato destro orografico del ghiacciaio. Seguiamo un tratto sul filo della morena in leggera salita fino ad uno sperone roccioso che genera un ripido canalino attraversabile con l'aiuto di due brevissime serie di catene evitabili su tracce di passaggio scendendo di una decina di metri sul fianco della morena. Il
sentiero ridiventa poi lineare e giunge in un ampia area dove sbocca il
vallone che conduce verso est al Colle di Planaval segnalato da una
palina. La
traccia di sentiero attacca sulla destra una zona di rocce montonate da risalire con
attenzione non per la pendenza ma perchè alquanto levigate. Ad
inizio luglio questo tratto può presentarsi innevato e si risale
più agevolmente. Salito questo dosso per tracce di sentiero e seguendo gli ometti in di pietra ci avviciniamo in diagonale al ghiacciaio che raggiungiamo dopo circa due ore dalla partenza dal rifugio. Il punto in cui conviene mettere i ramponi è proprio dove la pietraia finisce sulla rossa parete del Flambeau e il ghiacciao fa una caratteristica conca. Attaccare il ghiacciaio più in basso è possibile ma la risalita è più faticosa dato che la superficie è più ripida e crepacciata. Qui, all'ombra del Flambeau fa abbastanza freddo. Calziamo i ramponi, ci leghiamo e ci avviamo salendo il lato destro della conchetta di ghiaccio e neve. Dobbiamo rimanere sul lato sinistro (salendo) ed evitare di spostarci troppo verso il centro dove il ghiacciaio è più crepacciato.(foto 8) Il percorso non presenta crepacci ma è bene non sottovalutare il grande ghiacciaio che a poca distanza dalla nostra traccia ci mostra aperture di dimensione considerevole. Subito dopo l'attacco sono ben visibili i due gemelli Doravidi ai quali puntiamo. Il sole ci raggiunge in un'ampio e lungo pianoro nella zona mediana del ghiacciaio (foto 9). Passiamo sotto i Doravidi e con ampia svolta a destra ariviamo al Colle del Rutor dove togliamo i ramponi e ci sleghiamo sotto al tratto ripido dove sono visibili i ruderi della vecchia Capanna Deffeyes (foto 10, 11 e 12). Sono passate più di tre ore e mezza dalla partenza e ci concediamo una sosta. Il crestone è solo apparentemente breve e richiederà ancora mezz'ora di salita. Il panorama,
finora limitato alla catena del Bianco, si
apre ora sulla Grivola, Gran Paradiso e Grande Rousse. Un ultimo sforzo e siamo in vetta. Dalla
Testa il panorama è amplissimo includendo oltre quanto già detto
prima, il Combin, il Cervino e il Rosa e varie montagne francesi Il
cippo che indica la sommità e la madonnina bianca sono lì diligenti e
pazienti ad aspettarci negli anni e accentuano quella sensazione di
immutabilità che il severo ambiente circostante diffonde. Restiamo
in vetta un'ora che trascorre mangiando qualcosa, facendo fotografie e
cercando di individuare le montagne più note nel panorama vastissimo e
limpidissimo. Mai
come su di una vetta, il tempo corre veloce e purtroppo è già ora di
scendere. La frase “fermati o sole” pare sia stata presa in considerazione dal Padre Eterno solo in un’occasione biblica ben più seria della nostra gita, perciò, già profondamente soddisfatti e grati al cielo delle condizioni atmosferiche oggi riservateci, non azzardiamo neppure la supplica. Il
timore di un rammollimento del manto ghiacciato e i conseguenti rischi e
fatica supplementare ci consiglia di scendere al colle, riformare la
cordata e tornare sui nostri passi.
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