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MONT GELE' 3519 m    con racchette da neve

 

 1 e 2 maggio 2001

 

Le gite con racchette da neve presentano molto spesso la stessa tipologia di rischio da valanga delle gite scialpinistiche con l'aggravante che la velocità di attraversamento di zone pericolose avviene con tempi molto più lunghi e sollecitando molto di più il manto nevoso rispetto allo sci.

E' assolutamente indispensabile, perciò, consultare sempre il bollettino valanghe e rinunciare in caso di pericolo superiore a 2.

E' inoltre indispensabile la dotazione di ARVA, radio o telefonino, pala, sonda e pila per l'autosoccorso.

In ultimo, ma non meno importante, non intraprendere mai escursioni da soli.

 

Partenza: Ruz Dzovenno-Bionaz 1696 m.

Dislivello: primo giorno 714 m al Rifugio Crête Sèche  2410 m.

               secondo giorno 1109 m dal Rifugio alla Vetta del Mont Gelé.

Tempo di salita al Mont Gelé: 4 ore dal  Rifugio Crête Sèche.

 

Risaliamo la Valpelline in direzione di Bionaz fino all'abitato di Dzovenno e , ad un bivio dove è segnalato il RifugioCrête Sèche,  imbocchiamo la direzione per la frazione Ruz.

Qui la strada asfaltata finisce ed è obbligatorio parcheggiare prima delle case.

Proseguiamo a piedi sulla poderale che passa tra le case e risale a sinistra.

Dopo pochi minuti troviamo il bel sentiero, ben segnalato, che in circa due ore conduce al Rifugio Crête Sèche (foto 1)

Fino quasi al rifugio, data la stagione inoltrata, non troviamo neve e saliamo con le racchette in spalla.

Essendo noi un gruppo numeroso, il gestore ha aperto il rifugio, ma, se fossimo stati in minor numero, sarebbe stato possibile pernottare nel confortevole locale invernale, sempre aperto.

La giornata è splendida e il pomeriggio trascorre prendendo il sole e facendo fotografie (foto 2).

La serata trascorre in allegria regolando le racchette e i ramponi che forse serviranno per l'ultimissimo tratto prima della vetta.

Sveglia ore 5 e 30, partenza ore 6 e 30.

Calziamo da subito le racchette perchè dal rifugio in avanti la neve è abbondante.

Ci dirigiamo verso il bivacco Spataro e superiamo su pendii  di neve dura la zona che in estate è caratterizzata da massi e pietraie.

Ci inoltriamo nella vasta zona pianeggiante detta Plan de la Sabla e ci dirigiamo, sulla sinistra, al passaggio più difficile della salita: il ripido pendio che conduce al Ghiacciaio di Faudéry.

Questo tratto è piuttosto faticoso e  richiede attenzione in quanto  occorre affrontarlo sulla linea di massima pendenza essendo  impossibile, con le racchette sulla neve dura e gelata del mattino, salire a tornanti e traversi come fanno quelli con gli sci che salgono vicini a noi.

Questo punto ha creato qualche problema anche al ritorno richiedendo a coloro che non si fidavano a "sciare in massima pendenza con le racchette" a togliere le stesse e scendere a piedi.

Giunti sul Ghiacciaio di Faudéry (foto 3), per dossi e pendii più dolci proseguiamo per il Col du Mont Gelé (foto 4) dominato dalla Becca di Faudéry e dal Gruppo dei Morion.

Uno sguardo a sinistra ci consente di intravvedere il grande ghiacciaio di Otemma (foto 5).

Prudentemente ci leghiamo in quanto il pericolo dei crepacci è maggiore per i "racchettari" rispetto agli sciatori (foto 6).

Ormai si vede la vetta ma la prospettiva inganna e la distanza è acora considerevole.

Arriviamo all'ultimo tratto che percorriamo puntando a destra verso la cresta (foto 7) quindi alla vetta (foto 8 e 9).

Il tempo tiene e ci consente di godere di un panorama fantastico dal Cervino alle Alpi Svizzere su Ghiacciaio di Otemma (foto 8 e 10) al  Grand Combin (foto 9). 

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